Dopo aver pubblicato il commento ai due volumi in cui è stata suddivisa l’edizione italiana dell’antologia di Peter Haning su Weird Tales (Weird Tales, 1923-1939 ed Ancora Weird Tales, 1939-1954), merita spendere due parole anche su Sempre Weird Tales. Il terzo appuntamento con Weird Tales, curato da Gianni Pilo negli anni Ottanta. Sebbene i racconti siano per lo più di buon livello, è tuttavia necessario osservare che questa nuova raccoltona dedicata a Weird Tales non è delle più gradevoli alla lettura: le storie qui contenute paiono infatti essere state selezionate più per soddisfare criteri particolari – e poco convincenti per i miei gusti – che per offrire un’autentica antologia del meglio della storia rivista.
Per confermare o almeno sollevare questo dubbio basta un’osservazione: la quasi totalità dei brani raccolti in questo volume sono del genere «urban fantasy», di taglio misterioso o addirittura orrorifico, con tributi più o meno espliciti a Cthulhu; inoltre, con pochissime eccezioni, tutti i racconti dell’antologia sono ambientati in epoca contemporanea alla loro pubblicazione, che spazia soprattutto tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, ossia un periodo tutt’altro che felice per i pulp, che proprio nel Dopoguerra iniziano – e a volte concludono – il loro declino, dopo una gloriosa cavalcata durata alcuni decenni.
In altre parole, a parte un racconto sottotono di Smith (Lo sguardo di pietra), non ci sono tracce né dei racconti dell’epoca d’oro dei pulp e della stessa Weird Tales, compresi tra la seconda metà degli anni Venti e la prima degli anni Trenta, né delle storie di genere, come il fantasy avventuroso o eroico e la fantascienza spaziale, che pure hanno fatto la fortuna delle riviste.
Quindi, nonostante gli ottimi «La stirpe di Bubastis» e «Gli occhi della mummia» di Robert Bloch, «Raccolto nero» di Arthur J. Burks e «Il custode del libro» di Henry Hasse, credo occorra una forte motivazione per riuscire a terminare questa antologia, che non differisce se non per il richiamo a Weird Tales nel titolo da una qualsiasi altra raccolta di vecchie storie del mistero.
Voto: 5
Il commento al terzo volume della serie, «Sempre Weird Tales», si trova qui.
La solita breve carrellata sui contenuti
Come i precedenti, anche questo volume raccoglie racconti vecchi ed in molti casi non troppo noti, delle cui trame è difficile se non impossibile reperire riassunti anche brevi: nelle prossime righe tento quindi di ovviare almeno in parte a questa carenza.
Carl Jacobi – Matthew South e compagni (Matthew South and Company, 1949)
Un uomo ha il pallino di trovare nomi alternativi al proprio: poi un giorno tre di essi si materializzano come persone attorno ad un tavolo da gioco. Il protagonista, incapace di resistere, li uccide: probabilmente c’è di mezzo il vudù. Niente di particolare, anzi. (Voto: 4)
David Eynon – Il sesto grondone (The Sixth Gargoyle, 1951)
In epoca contemporanea, in una cittadina olandese sono stati uccisi quattro notabili, uno alla settimana: pare fossero i discendenti dei finanziatori della cattedrale secentesca, le cui figure in forma di statua fregiano la facciata della chiesa. La prossima vittima sarà quindi il pronipote della quinta statua ma nonostante la protezione della polizia sotto cui viene posto, questi viene ucciso dal sindaco, che il discendente della sesta ed ultima statua, l’impiccato. Singolare. (5/6)
Seabury Quinn – Vampiri e affini (Vampire Kith and Kin, 1949)
Una ragazza di origine greca cade in uno stato di malattia giudicato inguaribile: il solito De Grandin comprende subito che in realtà è posseduta dallo spirito del suo ex fidanzato, che si era suicidato dopo averla maledetta quando ella aveva rotto il fidanzamento. Trovato l’esorcismo, la salva. (5/6)
Roger S. Vreeland – I caribù di Pamola (Pamola’s Caribou, 1948)
Un gruppetto va in gita su una montagna dove, secondo gli indiani, vive il dio caribù: uno dei gitanti perse qui il padre, che era andato a cacciare i caribù. Alla fine incontrano il fantasma e poi i resti dell’uomo. Noiosissimo. (3)
Robert Bloch – La stirpe di Bubastis (The Brood of Bubastis, 1937)
Un americano va a trovare un amico inglese, che gli dice di aver trovato un’antica galleria scavata dagli egizi, sacerdoti della dea malvagia Basti fuggiti dall’Egitto in Inghilterra. Dopo aver attraversato tombe infinite ed aver trovato i resti degli esperimenti genetici condotti dai sacerdoti, i due giungono finalmente al tempio sotterraneo: qui l’inglese si manifesta come custode del tempio e vuole offrire l’amico in sacrificio alla dea. Ma le cose si mettono male per lui e la creatura che incarnerebbe Basti lo uccide e lo divora.
Il racconto, stupendo soprattutto per l’atmosfera di mistero e macabro, è scritto in forma di memoriale dell’americano, suicida. (8)
Edmond Hamilton – Semi dallo spazio (The Seeds from Outside, 1937)
Un pittore trova, nei resti di un meteorite precipitato nella sua tenuta, una scatoletta in cui sono contenuti due semi: li pianta e ne spuntano due germogli. Un mese dopo due esseri umani, un uomo e una donna dalla pelle e dai capelli verdi, sono ormai maturi e si preparano ad abbandonare i rispettivi fusti: l’uomo verde odia il pittore e la donna e, quando il protagonista si allontana per qualche ora per fare la spesa, si libera ed uccide la donna, innamoratasi del terrestre. Al ritorno però questi, armato di falcetti, uccide a sua volta l’uomo verde.
Racconto curioso, che potrebbe essere una buona base per una storia più complessa: chi sono gli uomini verdi? Da dove vengono? Cosa fanno sulla terra? Cosa vogliono? (6)
Manly Banister – Loup-Garou (Loup-Garou, 1947)
In un villaggio dell’Ottocento si verificano uccisioni attribuite ad un lupo mannaro, che si scopre essere una bella ragazza, ospite del prefetto: questi, innamorato di lei, viene a sua volta trasformato dalla ragazza in lupo mannaro. Scontato ma nell’insieme gradevole. (6)
E. Everett Evans – Sa’antha (Sa’antha, 1952)
Un uomo torna ai luoghi della propria infanzia, dopo aver vissuto in città per vent’anni: lo credevano pazzo perché sosteneva di aver incontrato una ninfa, che poi si era lasciata morire. Adesso, per restare assieme per sempre, lei trasforma lui in albero e va ad abitarlo. (3)
Gardner F. Fox – La giada arcobaleno (The Rainbow Jade, 1949)
In Asia, un avventuriero viene incaricato di trovare la giada arcobaleno: segue una donna misteriosa, viene catturato dalle entità di pura energia che ella serve e poi si ribella, causando la morte di tutte: per farlo, si lascia disintegrare da una di esse, che sconfigge con l’odio e poi, trasformatosi in energia, pensa a ricostruirsi un corpo come un semidio. (5)
August Derleth – Il sentiero dei lillà (The Lost Path, 1952)
Una vedova prende in affitto una casa: la proprietaria, quando la raggiunge, la mette in guardia da un esperimento condotto dal proprio marito, che si era messo in contatto con una creatura di un’altra dimensione, la quale si era impossessata della figlia. Questa creatura è ancora in giro e fa lo stesso col figlio della vedova, prima di scomparire col bambino. Buona idea ma cattiva esecuzione. (5)
Seabury Quinn – La licantropa e il crociato (The Gentle Werewolf, 1940)
In un regno cristiano della Terra Santa, durante una gita un cavaliere si dichiara ad una dama, che accetta: al ritorno, su richiesta di costei, la lascia alla cattedrale; più tardi, uscendo dalla chiesa, la dama riceve una maledizione che la trasforma in lupa. Accusato di essere venuto meno ai suoi doveri, il cavaliere è costretto a fuggire e vagabondare: anni dopo viene salvato da una lupa, che così torna ad essere nuovamente donna. Bella storia su sfondo storico. (7)
Arthur J. Burks – Raccolto nero (Black Harvest of Moraine, 1950)
Durante il raccolto in un campo che al protagonista ha sempre messo i brividi, si risveglia una creatura, una specie di blob che era rimasto sepolto lì sotto dalla notte dei tempi. Verrà sconfitto dalla magia di uno stregone indiano. (7)
Margaret Saint Clair – La famiglia (The Family, 1950)
Una famiglia di mostri si prepara per un sacrificio: quella notte, l’unico di loro capace di confondersi con la gente porterà una ragazza. Così avviene ma il finale è a sorpresa: la ragazza non è la vittima ma il carnefice e deve uccidere il membro della famiglia che l’aveva trovata. (6)
Harold Lawlor – Vieni, disse lo spettro (What Beckoning Ghost?, 1948)
Il fantasma della moglie, morta suicida a causa di una trama del marito, torna per vendicarsi del ricco marito. (5/6)
E. Everett Evans – Amore di vampiro (The Undead Die, 1948)
Storia d’amore di una coppia di giovani il cui amore dura anche dopo che una vampira li ha trasformati in non morti. (5)
Clark Ashton Smith – Colui che camminava nella polvere (The Treader of the Dust, 1935)
Un uomo, appassionato di occulto, evoca suo malgrado un demone, che corrompe ogni cosa trasformandola in polvere: anche l’uomo ed il suo servitore subiscono la stessa sorte. (6)
Manly Wade Wellman – Il caso del signor Craw (The Werewolf Snarls, 1937)
Un uomo sostiene di essere un lupo mannaro e di esserlo diventato quindici anni prima, per gioco, mentre leggeva antichi testi magici. Il suo interlocutore lascia la festa non appena può ma l’indomani legge sul giornale che l’uomo, che nella notte di luna piena sembrava aver assunto l’aspetto di un lupo, ha ucciso quattro persone a quella stessa festa. (5/6)
Clark Ashton Smith – Lo sguardo di pietra (The Gorgon, 1932)
Un uomo viene invitato a vedere la vera testa di Medusa. Giunto nella casa in cui è custodita, l’ospite lo obbliga a guardarla per trasformarlo in statua: il protagonista si rifiuta. Nella lotta che segue, è il padrone di casa (ed aggressore) che ha la peggio e finisce pietrificato. (5/6)
C. J. Barr – Le spose di Baxter Creek (The Brides of Baxter Creek, 1951)
Una giovane coppia acquista la casa che fu del pastore protestante del paese: dopo alcune apparizioni, la sposina si insospettisce e scopre che la moglie del pastore morì di incidente domestico. Il pastore, discendente di una famiglia di cacciatori di streghe maledetta da una vittima, era infatti posseduto ed aveva procurato la morte della donna e di altre giovani coppie. (6/7)
Stanton A. Coblentz – La bocca del diavolo (The Grotto of Cheer, 1948)
A un uomo si rompe l’auto mentre è di passaggio in un piccolo villaggio: mentre attende che venga riparata, cerca un posto per la cena e scopre di essere ospite di un fantasma. Fugge. (5/6)
Robert Bloch – Gli occhi della mummia (The Eyes of the Mummy, 1938)
Un esperto egittologo si lascia persuadere da un collega a trafugare la mummia di un sacerdote egiziano la cui tomba è ancora intatta: la mummia del sacerdote ha due dischi magici al posto degli occhi. Quando vengono fissati, lo spirito del sacerdote lascia la mummia per impossessarsi del corpo di uno dei due, mentre l’altro muore d’infarto. (7)
Henry L. Hasse – Il custode del libro (The Guardian of the Book, 1937)
Un uomo, appassionato di occulto, si imbatte in un ometto che gli propina il libro più terribile mai scritto, nel quale è descritto il grande scherzo fatto da creature che esistono al di fuori del tempo: leggerlo, apprende più tardi, condanna a divenirne il custode. Alla fine riesce a resistere. (7)
Earl Peirce Jr. – L’ultimo arciere (The Last Archer, 1937)
Un elettricista viene assunto da un uomo, che vive su un’isola come un vampiro, per installare un generatore a carburante nel proprio castello: l’uomo è un crociato che è stato maledetto alla non vita finché non riceverà una freccia nel petto. Il suo avversario è lui stesso, nel castello gemello sulla stessa isola. Alla fine riuscirà a colpirsi. (6/7)